BAMBINI ADOTTATI

La presenza in classe di alunni adottati è indubbiamente un valore aggiunto nel processo di inclusione e di accettazione delle diversità. Proprio per tale motivo, è opportuno soffermarsi su alcuni aspetti significativi di tale realtà scolastica.

Poiché alla condizione adottiva non corrisponde un’uniformità di situazioni e quindi di bisogni, i bambini adottati possono essere portatori di realtà molto differenti.

Vi sono alcune esperienze sfavorevoli che tutti i bambini adottati hanno sperimentato prima dell’adozione. I bambini con adozione internazionale, inoltre, vivono un’ulteriore complessità poiché hanno dovuto confrontarsi con numerosi cambiamenti ( linguistici, climatici, alimentari ecc.) e sono stati inseriti in contesti per loro completamente nuovi e sconosciuti. In un numero significativo di bambini adottati, si evidenzia pertanto la presenza di alcune aree critiche così sintetizzabili:

– Difficoltà di apprendimento, riconducibili ad alcune problematiche della sfera psicoemotiva e cognitiva, che possono manifestarsi con deficit nella concentrazione, nell’attenzione, nella memorizzazione, nella produzione verbale e scritta, in alcune funzioni logiche.

– Difficoltà psico-emotive che possono manifestarsi nell’incapacità di controllare e/o esprimere le proprie emozioni.

– Difficoltà presenti nei bambini segnalati con bisogni speciali o particolari: negli ultimi anni sono aumentate le cosiddette “adozioni di bambini con bisogni speciali” (special needs adoption) con cui, per esempio ci si riferisce alle adozioni di due o più minori, di bambini di sette o più anni di età, di bambini con significative problematiche di salute o di disabilità, di bambini reduci da esperienze particolarmente difficili e/o traumatiche.

Ad esse, per i bambini con adozione internazionale solitamente se ne aggiungono altre:

– Difficoltà connesse al tipo di scolarizzazione ricevuta nel paese di origine: i bambini adottati internazionalmente possono aver ricevuto un’esigua scolarizzazione, non averla ricevuta affatto o averla ricevuta con modalità piuttosto differenti da quelle attualmente adottate in Italia.

– Età presunta: una volta inserito il bambino in una classe, non è raro rilevare discrepanze di oltre un anno fra l’età reale e quella che gli è stata attribuita al momento dell’adozione.

– Italiano come L2: in genere questi bambini apprendono velocemente l’Italiano come Lingua della Comunicazione ma molto più lentamente quella dello Studio, necessaria ad un apprendimento scolastico avanzato, perché molto più astratta e diversamente specifica a seconda delle discipline. Inoltre va sempre ricordato che la loro modalità di apprendimento della Lingua italiana non è “additiva”, (la nuova lingua si aggiunge a quella di origine) come nel caso degli immigrati, bensì “sottrattiva” (l’Italiano sostituisce la lingua di origine) e ciò comporta indubbiamente maggiori difficoltà.

– Identità etnica: molti dei bambini adottati, sia in Italia che all’estero, appartengono ad etnie diverse dalla nostra ed hanno tratti somatici tipici e riconoscibili che inducono molti a ritenerli “stranieri” e pertanto portatori culturali e linguistici del loro paese di origine. In realtà il bambino adottato, anche se proveniente da un altro Paese, ha genitori italiani e vive in un ambiente culturale italiano; ci sono altissime probabilità che abbia perso velocemente la propria lingua e che manifesti un’accentuata ambivalenza verso la sua cultura di provenienza alternando momenti di nostalgia/orgoglio ad altri di rimozione/rifiuto.

In una situazione così complessa è pertanto fondamentale che venga attuato un buon inserimento scolastico. In particolare, per gli alunni adottati internazionalmente, saranno da tener presenti alcuni specifici suggerimenti:

– curare, da parte dei docenti, l’aspetto affettivo-emotivo dell’alunno instaurando un rapporto cooperativo che configuri l’insegnante stesso come adulto di riferimento;

– prediligere nella scelta della classe e della sezione, quando possibile, un team di insegnanti stabili che possano garantire una continuità di relazione interpersonale e un clima rassicurante;

– rispettare nella fascia dei 3-10 anni la cosiddetta “Fase del silenzio”, un periodo in cui l’alunno osserva, valuta, cerca di comprendere l’ambiente. Tale fase può durare anche un tempo considerevole e non va confusa con incapacità cognitive o non volontà di applicazione o di collaborazione;

– costruire, specie nelle prime fasi, opportunità volte all’ “alfabetizzazione emotiva” nella comunicazione e attivare solo in seguito l’approccio alla lingua specifica dello studio. A questo scopo sarebbe utile giovarsi di un approccio iconico (intelligenza visiva) ed orale (intelligenza uditiva) per incentivare e mediare le caratteristiche affettive d’ingresso all’apprendimento;

– mediare il primo momento di adattamento all’ambiente scolastico in modo concreto, specie per la fascia di alunni 3-10 anni, assegnando azioni cooperative di coinvolgimento, stabilendo abitudini “assicurative” nei tempi e nelle attività scolastiche. Per quanto riguarda i Tempi e le Modalità di inserimento per questi alunni quando si trovano a dover affrontare l’ingresso scolastico a ridosso dell’arrivo in Italia, sono da tener presenti alcuni suggerimenti qui riportati in sintesi:

Scuola dell’Infanzia: è auspicabile inserire l’alunno nel gruppo classe non prima di dodici settimane dal suo arrivo in Italia, così da riservare il tempo necessario al consolidamento dei rapporti affettivi in ambito familiare. Nelle prime otto settimane dopo l’inserimento sarebbe auspicabile aumentare con progressività la frequenza scolastica: due ore la mattina nelle prime quattro settimane, due ore alternate al pomeriggio nelle successive quattro.

Scuola Primaria: è auspicabile inserire l’alunno nel gruppo classe non prima di dodici settimane dal suo arrivo in Italia usufruendo, solo per un limitato periodo iniziale, di un orario flessibile il cui incremento sarà da valutarsi caso per caso e la cui scansione possa prevedere l’eventuale partecipazione ad attività includenti e di alfabetizzazione esperienziale in classi inferiori. Potrebbero inoltre risultare utili, se applicabili: – una riduzione dell’orario di frequenza; – didattica a classi aperte; – didattica in compresenza; – utilizzo dei modelli di apprendimento cooperativo e di tutoring.

Per tutto quanto su esposto si fa riferimento a Le linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati del Dicembre 2014.